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L'ennesima mostra -si direbbe- su un popolo
che esercita un grande fascino, normalmente conosciuto per le opere
imponenti -faraoniche appunto- realizzate per valicare i confini temporali
e sopravvivere alla morte dei potenti committenti.
Il percorso espositivo a Palazzo Bricherasio è dedicato, invece, agli
aspetti più intimi di una comunità operaia vissuta circa 3.000 anni
fa nei pressi di Tebe, a più di 700 km dalle piramidi.
Siamo a Deir
el Medina: una schiera
di scribi, pittori, architetti, scultori per generazioni (XVIII,
XIX e XX dinastia) prestarono la propria manodopera per celebrare i
propri sovrani attraverso la costruzione delle tombe reali nella Valle
dei Re e delle Regine.
I reperti in mostra, contestualizzati ove possibile nei luoghi d'uso,
ci restituiscono un'idea della vita quotidiana, delle condizioni di
lavoro e dell'organizzazione della società all'interno del villaggio.
La parte più suggestiva dell'itinerario è senz'altro quella dedicata
agli ostraca, cocci di calcare sui quali gli abitanti di Deir
el Medina annotarono rapidi schizzi e appunti: fatti per non durare,
insomma. Alcuni di essi presentano vignette umoristiche, danzatrici,
animali che si atteggiano come gli umani; c'è anche una scena erotica.
Si tratta di pezzi di memoria riscattati all'oblio, espressioni
spontanee sfuggite all'omologazione imposta dai dettami ufficiali, in
cui la cifra stilistica personale era assolutamente bandita.
Entrate in punta di piedi e curiosate tra le sale, avrete l'impressione
di oscillare tra il presente e un passato molto remoto che grazie al
sapiente allestimento vi apparirà incredibilmente vicino.
Per approfondimenti:
www.palazzobricherasio.it
E.Leospo - M.Tosi, Vivere nell'antico
Egitto, ed. Giunti, Firenze 1998
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