Bagheria (PA) - Museo Guttuso
All'interno di Villa Cattolica, oggetto di vanto di un principe residente a Cattolica Eraclea che mai vi abitò, è conservata la più cospicua collezione di opere di Renato Guttuso, dagli esordi alla maturità.

Sulla strada provinciale, prima di salire verso il centro storico costellato da meravigliose ville barocche, si affaccia la Villa Cattolica. Accanto, un cementificio di inizio '900 sorto quando la villa era in piena decadenza, ancora attivo sebbene a ranghi ridotti. I recenti restauri hanno consentito alla villa civettuola, con i suoi vezzosi balconi a petto d'oca, che dovevano contenere gli ariosi vestiti delle dame dell'epoca, di tornare ad ammiccare al passante. Buon per chi cede alla tentazione e visita il museo dedicato al maestro siciliano ospitato all'interno della villa.

A onor del vero, nel museo si trovano anche tele di pittori locali alla cui scuola, ancora adolescente, Guttuso si è formato artisticamente e di amici che hanno regalato le loro opere all'artista e alla moglie.

Precocissimo, all'età di 13 anni dipinge vedute, probabilmente riproducendo immagini viste in cartolina. I supporti utilizzati sono i più svariati, talvolta di reimpiego, più economici delle tele, in un caso, per esempio, dipinge perfino sulla tavolozza. Sorprendente è la perizia del giovane Guttuso che nella veduta su tavola de Il Golfo di Palermo sfrutta le venature del legno per simulare il movimento delle onde marine.

Un'altra opera che attrae l'attenzione, lontana dallo stile per il quale Guttuso è universalmente conosciuto, è la Lavandaia ('46/'47), un acquerello in cui con poche linee curve che riproducono i capelli e i seni viene delineata la robusta figura di una lavandaia. Il volto non è visibile: intenta nel suo lavoro, la lavandaia è china sulle ginocchia, lo svolazzare dei capelli rende l'idea del movimento e la formosità pronunciata una fatica tutta al femminile.


Di grande interesse è il salone centrale del museo, con il soffitto affrescato, adornato da medaglioni con scene agresti, una delle quali raffiguranti la stessa villa.

Inquietante, in un angolo, il doppio ritratto in Autoritratto con Mimise, dipinto nel periodo di transizione tra il matrimonio con Mimise e la relazione con Marta Marzotto. Il volto di Mimise in primo piano di profilo, sbiadito nei colori, emaciato, pallido e senza vita, contrasta nettamente con quello del marito alle sue spalle, in cui i colori ed il tratto nervoso della pennellata esprimono una vitalità repressa che ha bisogno di esprimersi. Gli sguardi, volti in direzioni diverse, lo sfondo inequivocabilmente nero, la lampada spenta -in alto- confermano l'assenza di qualunque barlume di speranza per una relazione ormai esaurita. Unica presenza serena e gioiosa, sottolineata dai colori caldi, due arance poste su un piccolo asse giallo: i colori della Sicilia, la linfa vitale da cui Guttuso ha tratto per tutta la vita ispirazione.

Gioacchino Guttuso Agrimensore (ritratto del padre) è uno dei ritratti con cui Guttuso omaggia suo padre per il quale nutriva grande rispetto e ammirazione, mentre non ritrasse mai la madre.

Di primo acchito parrebbe un fotografo, invece il marchingegno che gli sta davanti e gli arriva fino al petto è un teodolite, uno strumento di lavoro fondamentale per la sua professione, utilizzato per misurare i terreni.Il ritratto trae origine da una fotografia in bianco e nero, minuscola e sbiadita, in mostra peraltro in una teca delle sale iniziali assieme a documenti, poesie e lettere dell'artista. Immerso in uno sfondo erboso carico di luce, la figura ritta, stabile dell'uomo non più giovane comunica all'osservatore la sensazione di serietà e solidità, di un saldo mondo di valori ben definiti. Un particolare aggiunto rispetto alla foto è l'ombrello aperto alle spalle del padre che forma quasi un'aureola con la quale il figlio esprime una sorta di adorazione per il genitore, quasi con gli occhi ingenui del bambino per il quale il padre nella sua "potenza" sembra un essere sovrumano .

Di fronte, un solo grande pannello (un trittico in realtà) Stanze, donne, oggetti dedicato al tema del gineceo che ha impegnato Guttuso negli ultimi anni della sua vita. Il dipinto è popolato da da figure femminili: si tratta delle donne che hanno occupato la vita di Guttuso. Alcune sono rappresentate nell'atto di rimettersi i collant ad indicare che stanno per uscire dalla vita di Guttuso, tra queste anche la moglie Mimise.

L'incarnato delle figure femminili varia dal rosa al grigio, al nero. Attraverso il colore l'artista rende visivamente le emozioni che queste donne hanno lasciato dietro di sé, nel suo cuore, al momento in cui hanno abbandonato la sua vita . Non ci sono uomini, ma vi è una giacca maschile appoggiata allo schienale di una sedia. In alto a sinistra una citazione del mondo femminile di Picasso Due donne che corronno.

Il dipinto nella sua chiarezza potrebbe essere utilizzato a scopi didattici per una lezione di storia del costume. Si tratta, infatti, di un racconto autobiografico che si snoda attraverso le pietre miliari rappresentate dai prodotti di consumo della società degli anni Sessanta: una sedia girevole da ufficio, un giradischi, una parrucca, un paio di eleganti pantofole femminili, una fiammante Porche gialla e una Olivetti 33.
Inaspettatamente, apparentemente incongruente con la materialità dell'argomento trattato, nel pannello campeggia un teschio, un richiamo alla caducità dell'esistenza ed un invito a non caricare di significato semplici oggetti che esaltano l'esteriorità.

Tornando al percorso principale, affacciandosi da uno dei balconi prospicienti il mare di Aspra è possibile vedere la tomba di Guttuso, posizionata di fronte al suo mare, là dove egli aveva espressamente chiesto di essere sepolto. La scultura è opera d Giacomo Manzù, grande amico dell'artista siciliano, tanto da avere stipulato con lui un patto in base al quale chi fosse scomparso per primo avrebbe costruito la tomba all'altro.
Le spoglie di Guttuso riposano in un'enorme bara in marmo azzurro brasiliano adagiata sull'acqua, un'arca funebre a metà tra il mare e il cielo, richiamato oltre che dal colore del materiale anche da colombe bronzee in volo su un lato della scultura.

Quanto alle tele più note di Guttuso, alcune sono esposte alla Galleria d'Arte Moderna di Roma (La Crocifissione, per citarne una) o arricchiscono in prestigio qualche collezione privata. La celebre Vucciria invece -una rappresentazione densa di mercanzie, personaggi, colori e profumi del mercato più caratteristico di Palermo, oggi in declino a causa del sopravvento dei grandi supermercati- fu donata dallo stesso artista all'Università Palermitana e arreda oggi una parete dell'Ufficio del Rettore (Palazzo Steri).